FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 218:King Kong – Il gigante della foresta (1967)

Ben ritrovati.

Si riprende, dopo la pausa delle ferie, proprio da dove abbiamo lasciato, dalla nostra rubrica più longeva, Futuropassato. In questa puntata viene presentato un film del sottogenere dei mostri giganti, con protagonista l’amabile gorillone King kong, per l’occasione in trasferta, non proprio in vacanza, nel Paese del Sol Levante: King Kong – Il gigante della foresta (1967).

Locandina originale del film
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Feriae romanae puntata 28: I Portunalia

Ben ritrovati.

Nuova puntata della rubrica dedicata alle feste del calendario di Roma antica. Siamo ormai in pieno Agosto e, mentre ci prepariamo al Ferragosto moderno, vi presentiamo una festa che si svolgeva qualche giorno dopo: I Portunalia. Questa festività era in onore del dio Portunus e si celebrava il 17 agosto. Nel tardo calendario filocaliano, la festa del 17 agosto è chiamata Tiberinalia, in quanto, secondo antica tradizione, veniva celebrata presso il Porto Tiberino, dove si trova il tempio di Portuno.

Pierre Granier, Leucotea e Palemone, gruppo marmoreo, Versailles
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FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 217: IL gigante dell’Himalaya (1977)

Ben ritrovati. Nuova puntata estiva della nostra più longeva rubrica, quella sui film di fantascienza del passato. Per questa occasione, facciamo un salto ad Hong Kong, per un film sulla Kongexploitationche strizza l’occhio al remake di quegli anni e ai film kaiju giapponesi: Il gigante dell’Himalaya (1977)

Locandina originale

La sched(in)a

Titolo inglese: THE MIGHTY PEKING MAN
Genere: Fantascienza
Anno: 1977
Regia: Ho Meng Hua
Paese: Hong Kong
Durata: 92 min
Formato: SCOPE COLORE
Distribuzione: KENT (1977)
Sceneggiatura: Ward Moore
Fotografia: Sao Chi, Joe Haig
Montaggio: Charles Bruns
Musiche: Ennio Morricone, Bruno Nicolai
Produzione: SHAW BROTHERS

Utang all’attacco nella città

Il cast

Edward Ardan,

Paul Geert,

Evelyne Kraft,

Catherine Lawis,

George Hill,

Mara Howard,

David Miles,

Peter Ryan,

Alexander Wayne

Locandina italiana

Un po’ di storia

A Hong Kong giunge notizia che, a seguito di un terremoto, tra le montagne dell’Himalaya è apparso un gorilla gigantesco e molti villaggi sono stati distrutti. L’impresario senza scrupoli Lu Chang finanzia una spedizione che affida a Teddy e che si avvale della guida di Johnny Feldon, famoso cacciatore, depresso a causa del tradimento di Caroline che lo ha lasciato per il fratello Charly, che lavora in televisione. Giunto nella zona, Johnny viene abbandonato dai pavidi componenti della spedizione e sta per esseere schiacciato dal gigantesco gorilla quando viene salvato dalla “jungle girl” Samantha, una ragazza che, sopravvissuta all’incidente aereo in cui hanno perso la vita i suoi genitori, è stata salvata e allevata dal gigantesco gorilla che lei chiama Utang, e da altri animali della giungla. Samantha viene morsa da un serpente e Johnny riesce a salvarla con l’aiuto del ggantesco gorilla che, superati i primi atteggiamenti di gelosia, diviene il protettore degli innamorati Samantha e Johnny.
Quest’ultimo riesce a convincere Samantha a portare in città il gigante, che terrorizza la popolazione.
Lu Chang torna alla carica per realizzare il proprio piano di sfruttamento e il gigante si lascia trasferire a Hong Kong su un cargo in catene.
Ma, per colpa della fretta e dell’azardo dell’impresario, il cargo finisce dritto in una terribile tempesta e si rischia il ribaltamento, ma la ragazza riesce a calmare il gorilla, che arriva a Hong Kong senza altri incidenti.
Arrivati in città, Johnny e Samantha si recano a trovare il fratello del primo negli studi televisivi. L’ex di Johnny prova a riconquistarlo ma Samantha li scopre mentre si baciano e fugge via, inseguita da Johnny.
Nel frattempo, iniziano gli spettacoli e Utang, in catene, è chiamato a dar prova della propria forza, ma lo spettacolo non accontenta il pubblico e i guardiani lo pungolano. Samantha, che nel frattempo ha raggiunto il colosso, viene spintonata e il gorilla gigantesco si infuria facendo fuggire tutti. Samantha si rifugia nella gabbia di Utang, disperata.
Lu Chang la convince a seguirlo, tenta di ubriarcarla e di violentarla ma Utang lo vede e, furioso, fugge dalle catene distruggendo tutto inseguendo l’auto di Lutang. Il gigante raggiunge Lutang nel suo appartamento e lo scaglia via, poi sid edica a distruggere la città.
Anziché ricorrere ai due amici del gorilla, le autorità organizzano una disastrosa battaglia contro il gigante. Intanto, Johnny ritrova Samantha e insieme accorrono ma non riescono a salvare Utang e rischiano loro stessi la morte: la ragazza viene ferita durante un attacco a tradimento e Johnny rimane contuso in seguito al tentativo di impedire, invano, l’esplosione della terrazza su cui poggia il colosso.

Analisi

A parte gli effetti speciali poveri, il film è un classico caso di remake non autorizzato. Poche le variazioni rispetto al film originale. Lo schema di riferimento non è il classico King Kong degli anni ’30 ma il remake del ’76 e si vede, soprattutto nella figura di Samantha e nelsuo complesso rapporto con il gigantesco scimmione, basato anch’esso, come quello fra King Kong e Jessica Lange, su la bella e la bestia.
I mezzi sono pochi e agli aerei subentrano gli elicotteri, le scenografie sono più povere, la recitazione è quel che è. Di diverso c’è il ricorso al modello della jungle girl nella definizione del personaggio di Samantha, con tanto di origine alla Tarzan.

Voto

voto 3 di 5 (si può vedere)

multimedia

Il trailer (in italiano)

Link esterni

La scheda di Il gigante dell’Himalaya (1977) da Coming Soon
La scheda di Il gigante dell’Himalaya (1977) da Il cinematografo

Tecnologie per il domani puntata 15: PC quantistici

Ben ritrovati.

Visto l’avvicinarsi del mese di agosto e delle meritate vacanze della redazione, abbandoniamo per il momento Arduino e Tinkercad e vediamo qualche interessante progetto nel settore dell’informatica e delle comunicazioni. Oggi vi parleremo di una possibile svolta tecnologica che consetirà nell’imemdiato futuro di coniugare economicità e potenza di clacolo quantistico, grazie al machine learning.

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Feriae romanae puntata 25: I Lucaria

Ben ritrovati.

Dopo una settimana di pausa, legata ad impegni di lavoro, ritornano le ferie romane del mese di Luglio con una festa antica e abbastanza oscura: i Lucaria.

19 luglio – LUCARIA –
Festa celebrata il 19 e il 21 luglio, detta anche “Lucane”. Celebrazione dedicata ai boschi sacri.

Le Lucarie probabilmente vennero istituite per celebrare le divinità dei boschi, dato che lucus significa bosco (si intende “bosco sacro”, dato che i Romani chiamavano lucus solo un ‘area verde ospitante un’entità soprannaturale, oppure se resi sacri da un rituale compiuto dai sacerdoti). Il significato originale del rituale doveva essere oscuro già all’epoca di Varrone (metà I secolo a.C.), che lo omette nella sua lista delle feste (Varrone, De lingua latina 6.3). Secondo una versione, la festa sarebbe legata al fatto che i boschi, dopo la durissima disfatta subìta dai Romani ad opera dei Galli il 18 luglio del 390 a.C. nella piana solcata dall’Allia, avrebebro consentito a numerosi superstiti di scampare al massacro. Così afferma, ad esempio, Verrio Flacco (in Festo): Lucaria festa in luco colebant Romani, qui permagnus inter viam Salariam et Tiberim fuit, pro eo, quod victi e Gallis fugientes e praelio ibi se occultaverint. In seguito a questa sconfitta Roma fu espugnata dai Galli Senoni di Brenno e subì un disastroso saccheggio. La data del 18 luglio, il dies Alliensis, fu sempre considerata infausta dai Romani, anche perché, allo stesso giorno un’altra tradizione assegnava l’eccidio dei Fabî al fiumicello Cremera, avvenuto nel 477 a. C.. Secondo questa interpretazione, le Lucarie sottolineavano il ruolo positivo dei fuggitivi imboscati nelle selve intorno alla via Salaria, i quali poterono contribuire alla riorganizzazione dell’esercito e alla rapida riconquista della città e quindi l’aiuto degli dei dei boschi ai Romani in difficoltà. Successivamente, però, i Romani avrebbero collegato i Lucaria ad un bosco in particolare, quello situato a nord di Roma, tra la via Salaria e il Tevere; sarebbe solamente questo il bosco in cui si sarebbero rifugiati i sopra citati fuggitivi.
Secondo un’altra interpretazione, però, la festa sarebbe invece dedicata genericamente a tutti i boschi e alle divinità boschive, in primis alla Dea Lucae, patrona dei boschi. Il rito farebbe riferimento a quei gruppi di alberi lasciati intatti dopo il disboscamento di un’area boschiva (il lucus è uno spazio sacro, per eccellenza dedicato a divinità della natura non antropizzata, a volte a semplici divinità minori sconosciute), necessario all’antropizzazione e all’urbanizzazione del territorio ma di fatto grave violazione dei “diritti” delle divinità che vi risiedono e che devono essere placate (anche per questo venivano conservati alcuni alberi). bosco. I Romani, infatti, distinguevano, come accennato più sopra, i boschi in tre categorie: sacri, divinizzati e profani. Sacri erano quelli in cui abitava un numen, quelli divinizzati erano tali perché sacralizzati dai sacerdoti a seguito di un evento portentoso avvenuto in quel luogo, profani tutti gli altri.
Secondo Ovidio (Ovid., Fast., II, 67), infine, la festa era consacrata all’asilo che Romolo avrebbe fondato nei pressi del Tevere. A conferma di ciò, si ricorda che secondo lo storico Lucio Calpurnio Pisone, l’Asilo era posto sotto la protezione del non diversamente individuabile dio Lucoris, nome evidentemente foggiato a partire dalla parola lucus, come da silva deriva Silvanus. Secondo le ricerche archeologiche e altre fonti antiche, però, l’Asylum sarebbe da collocarsi nell’odierna piazza del Campidoglio e non dovrebbe avere a che fare col Lucus della via Salaria.

In quanto alla Dea Lucae, di essa non vi sono altre tracce; forse è stata assorbita dalla Dea Diana, detta anche Lucina, il cui tempio si conserva oggi a Roma sotto la chiesa dei SS. Apostoli. Ma più probabilmente questa è un’altra operazione di “ret-con”, giocata sull’assonanza Luca/Lucina.

A. Bocklin, Idillio, 1875,

La festa

Della celebrazione vera e propria si sa poco.
Le fonti parrebbero sostenere che i sacerdoti addetti ai luci si recassero con il popolo in processione e, dopo preghiere e benedizioni, staccassero i rami fronzuti dagli alberi consegnandoli al popolo accorso insieme ad un ramo secco raccolto da terra. Il ramo fronzuto veniva poi esposto nelle case, mentre quello secco veniva bruciato nelle cucine, forse per cuocere un pane particolare, anche se non ve ne è certezza già nelle fonti antiche.
Inoltre pare si appendessero nastri e ghirlande nel bosco e nei templi e la gente si cingesse il capo con ghirlande di foglie e fiori. Inoltre, in quel giorno, i romani si portavano dietro cibi e bevande da consumare nei boschi. Una piccola parte di quel cibo, così come del vino, si offriva alla divinità locale lasciandolo cadere a terra. Prima del tramonto del sole si abbandonava il bosco per tornare alle case.
Una menzione di Macrobio (Macr., Saturnalia 1.4.15) sembra suggerire che la festa iniziasse di notte e continuasse il giorno successivo. Georg Wissowa (G. Wissowa, Religion und Kultus der Römer, 2ª ed., Monaco 1912, p. 432 segg.) sostiene che potrebbe essere stato collegato ai Neptunalia, che si svolgevano il 23 luglio, in occasione dei quali venivano costruite capanne frondose, chiamate umbre, come ripari per proteggersi dal caldo sole estivo, ma l’ipotesi rimane senza giustificazioni.

Curiosità

Gli antichi romani avevano questo motto: “lucus a non lucendo” (lucus deriva dal non lucere), cioè: il bosco si chiama così perché non ha luce.
Recentemente I Lucaria sono stati rievocati dalla Soprintendenza Archeologica di Roma, con eventi e spettacoli ambientati nell’area archeologica di Crustumerium, ad una quindicina di chilometri da Roma, oltre Settebagni, che, secondo le fonti antiche, corrisponderebbe al bacino idrico dell’Allia.

Bibliografia

Turchi N., «Lucarie», in Grande dizionario enciclopedico, fondato da Pietro Fedele, seconda edizione, Vol. VII (IM-LUL), Torino: UTET, 1958, p. 1128
Mancini G., «LUCARIE», in Enciclopedia Italiana di scienze, lettere ed arti, Vol. XXI (Leu-Malb), 1934
«Lucaria» , in Luigi Castiglioni, Scevola Mariotti, Vocabolario della lingua latina: IL: latino italiano- italiano-latino; redatto con la collaborazione di Arturo Brambilla e Gaspare Campagna, IV ed. a cura di Pergiorgio Parroni, Torino: Loescher, 2007
Weinberger G., «Lucaria» in Dizionario epigr. di ant. romane, di E. De Ruggiero, III, 1922, p. 52 ss.

Dupon F., 1993, Daily Life in Ancient Rome, Blackwell Publishing, p. 202.
Stara-Tedde G., 1905, I boschi sacri dell’antica Roma, in Bull. della Comm. arch. comunale, 1905, p. 189 segg.;
Vaccai G., 1927, Le feste di Roma antica, 2ª ed., Torino, p. 151 seg.
Warde Fowler W., 1899, The Roman festivals of the periodo of the republic, Londra.

Tecnologie per il domani puntata 14: Arduino e Tinkercad 8

Spesso non è necessario conoscere lo stato di un ingresso digitale tutto il tempo, ma solo il cambio di stato, per
sapere quando l’ingresso cambia da uno stato ad un altro, ad esempio, quando il pulsante passa da OFF a ON, il cosiddetto rilevamento del cambiamento di stato o rilevamento dei bordi

Questo esempio mostra come rilevare le variazioni di stato di un pulsante, ovvero il pulsante cambia da spento a acceso e, viceversa, da acceso a spento. Per controllare il risultato, nona vndo nessuno strumento di visualiazzaione 8che so, uno schermo LED) connesso al nostro Arduino virtuale, utilizzeremo il monitor seriale della scheda Arduino.

Il monitor seriale

Il monitor seriale è uno degli strumenti più utilizzati per il “debug” delle applicazioni sviluppate con/per Arduino e sfrutta la cosiddetta comunicazione seriale. Quest’ultima è una modalità di comunicazione tra dispositivi digitali nella quale i bit sono trasferiti lungo un canale di comunicazione uno di seguito all’altro. In particolare, attraverso il comando Serial.println() è possibile stampare sul monitor sia stringhe specifiche sia il contenuto delle variabili. Inoltre, il monitor seriale consente non solo di avviare una comunicazione Arduino->PC, come è evidente, ma anche una comunicazione PC->Arduino, ad esempio, il monitor seriale sarà utilizzato per inviare al controllore Arduino un carattere (tipo char a 8 bit) specifico per accendere o spegnere un LED.

Per interagire con il monitor seriale occorre utilizzare la classe di istruzoni Serial.

Le principali funzioni della classe Serial sono:

  • Serial.available(), che restituisce il numero di byte (caratteri) disponibili per la lettura nella porta seriale. Questi dati vengono immagazzinati un buffer di ricezione seriale il quale può contenere 64 bytes.
  • Serial.read(), che invece consente di leggere i dati provenienti dalla porta seriale e proiettarli sul monitor seriale.

Il circuito

Il circuito del nostro esempio è così composto:

  • pulsante attaccato al pin 2 da +5V
  • Resistore da 10K collegato al pin 2 da terra
  • LED integrato (oppure, se necessario, collegato al pin 13 a massa).

Il codice

Quello che segue è il codice dell’esempio:

int buttonState = 0;

int lastButtonState = 0;

int buttonPushCounter = 0;

void setup()
{
  pinMode(2, INPUT);
  Serial.begin(9600);

  pinMode(13, OUTPUT);
}

void loop()
{
 
 buttonState = digitalRead(2);

  if (buttonState != lastButtonState) {

    if (buttonState == HIGH) {
      // if the current state is HIGH, then the button
      // went from off to on
      buttonPushCounter += 1;
      Serial.println("on");
      Serial.print("number of button pushes: ");
      Serial.println(buttonPushCounter);
    } else {
      
   Serial.println("off");
    }
    
  }
  
  lastButtonState = buttonState;
    if (buttonPushCounter % 4 == 0) {
    digitalWrite(13, HIGH);
  } else {
    digitalWrite(13, LOW);
  }
}