FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 223: Creature (1985)

Ben ritrovati.
L’autunno ci tiene ormai compagnia da un po’, con i suoi disastri e noi siamo di nuovo qui per parlare di altri disastri, i ffilm di fantascienza dl tempo che fu, spesso di serie Z, che troviamo nell’antro maledetto che è il nostro sottoscala. Questa settimana parliamo di un epigono del genere Alienxploitation: Creature – Il mistero della prima luna (1985)

La locandina del film

La locandina del film

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FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 222: Unknown world (1951)

Ben ritrovati.
Nuova puntata della rubrica più longeva del blog, quella dedicata alla fantascienza dei bei(?) tempi andati. Anche oggi ci soffermiamo su quell’immenso bagaglio di immaginario che è il cinema di serie B (ma anche C, D… Z) statunitense per un film che, seppur non riuscito, ha qualcosa da dire: Unknown world (1951)
La locandina del film

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Feriae romanae puntata 29-30: I Volcanalia

Ben ritrovati.

Dopo le vacanze estive, riprendiamo i nostri appunti sulle feste di Roma antica recuperando il mese di agosto e quello di settembre con puntate dedicate a più festività. Oggi parliamo dei Volcanalia, che chiudevano simbolicamente il mese sacro ad Augusto, e dei

I Volcanalia

Volcanalia erano la festa in onore di Volcanus/Vulcanus, dio celebrato proprio nei giorni in cui il caldo estivo sembra allentare la sua morsa dalle città e dalle campagne. La festa, che si svolgeva il 28 di agosto, prevedeva che nei rituali pubblici si sacrificassero un maiale e un vitello rosso, in quelli privati piccoli pesci pescati nel Tevere. In entrambi i casi, comunque, il rituale prevedeva che fossero gettati questi animali nel fuoco, sacrificio forse organizzato per placare il dio e tenere così lontani gli incendi. A sostegno di questa tesi le cronache riportano che, durante questi rituali, i Romani, quando vedevano i vigiles (cioè il corpo dei vigili del fuoco dell’antica Roma) li applaudiva in segno di ringraziamento.

Il tempio

Al dio Vulcano era stato dedicato un tempio nel Campo Marzio nel 214 a.c.. L’anniversario della fondazione cadeva proprio il 23 agosto, e veniva festeggiato però nei pressi del Circo Flaminio, fuori dal pomerius. La festività fosse celebrata fuori dal Pomerio perché Vulcano era il Dio del fuoco sì, ma del suo esito distruttivo, mentre Vesta che era la Dea del fuoco domestico, addomesticato e controllato.

La ricostruzione del Volcanal e i resti del tempio rinvenuti durante la campagna di scavo

Altre divinità connesse a Vulcanus

Durante i Volcanalia si offrivano sacrifici anche ad altre divinità, connesse in qualche modo al dio del fuoco.

Fra esse figura in primis Maia, probabile paredra di Vulcano, come dimostra il fatto che, in occasione della festa in onore della dea, alle Calende di Maggio, era il flamen Volcanalis ad officiare un sacrificio alla dea. Il nome di Maia (in particolare la sua derivazione dalla radice mag-) rimanda alla capacità di aumentare, si potrebbe ritenere che la dea presiedesse alla forza del fuoco, in particolare alla sua capacità di crescere velocemente diventando incontrollabile.

All’estremo opposto di questa dea, e quindi dea che esercitava la capacità di bloccare il propagarsi delle fiamme, si collocava la Stata Mater. Altra divinità femminile associata a Vulcano, la Stata Mater che aveva una propria statua e un culto nel Foro e il cui culto era presente in tutti i vici. Lo testimonia Festo:

Statae Matris simulacrum in Foro colebatur; postquam id Cotta stravit, ne lapides igne corrumperentur, qui †plurimis† ibi fiebat nocturno tempore, magna pars populi in suos quique ucos rettulerunt eius deae cultum

Festus 416 (Lindsay)

Il 23 Agosto in Romani sacrificavano anche alla dea Ops in qualità di Opifera, perché proteggesse i magazzini dagli incendi e assicurasse la salvaguardia delle derrate, insieme a Quirino e Vulcano.

Il desiderio di protezione dagli incendi faceva sì che i Romani invocassero anche le ninfe delle fonti e dell’acqua corrente, il giorno in cui celebravano Vulcano, probabilmente a scopo apotropaico. Plinio tramanda che se qualcuno avesse pronunciato la parola “incendio” durante un banchetto si sarebbe dovuta subito gettare dell’acqua sulla tavola.

Il Rito e il tempio

Il dio Vulcano, in quanto divinità del fuoco, aveva anche la qualifica (“provincia”) di fabbro, vista anche l’associazione con la divinità greca Efesto e gli era attribuita anche la forgiatura dei fulmini di Giove e soprattutto degli scudi sacri di Roma (gli ancilia).

Varrone e Dionigi di Alicarnasso lo riportano come divinità di origine sabina, introdotta a Roma da Tito Tazio, ed essa compare insieme a Giove e Minerva col potere di lanciare folgori. Invece, Servio lo identificava con Sol, quale simbolo del fuoco celeste. Alcuni epiteti di Vulcano erano Mulciber e Quietus, che sottolineavano il suo ruolo di protettore dagli incendi.

Velasquez D., La fucina di Vulcano, Il Prado, Madrid

Vulcano possedeva un proprio sacerdote del culto: il flamen Volcanalis, e veniva venerato in santuari e templi collocati fuori dalla città. Il più antico luogo sacro dedicato al culto di Vulcano a Roma era il Volcanal o ara Volcani, collocato dalle fonti antiche fuori dalle mura della città romulea. Esso consisteva in un’area sopraelevata e a cielo aperto, circoscritta attorno a un altare su cui, come nel tempio di Vesta, ardeva sempre un focolare. Situato nella zona nordoccidentale del Foro, il Volcanal sarebbe stato consacrato da Tito Tazio o da Romolo che vi avrebbe piantumato una pianta di loto. All’interno dell’area spiccavano una quadriga bronzea, dedicata da Romolo dopo la sconfitta di Fidene, una statua di Romolo, una di Orazio Coclite e quella di un danzatore colpito da un fulmine.

La collocazione tradizionale del tempio di Vulcano (Volcanal)

Trovandosi vicino al Comitium, era da questo luogo che il re di Roma e i magistrati di età repubblicana si rivolgevano ai propri concittadini, prima della creazione dei Rostra. In parte tagliato nella roccia e in parte costruito con blocchi di tufo, il Volcanal si trovava certamente nell’area del Foro Romano. Di recente è stata proposta la sua identificazione coi resti dell’altare di Saturno, posto di fronte all’omonimo tempio.

FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 221: Il capitano nemo e la città sommersa (1969)

Ben venuti ai nuovi lettori e ben ritrovati ai nostri affezionati seguaci su questa rubrica di fantascienza da collezionisti e nostalgici. Nuova puntata dedicata ad un film di ambientazione sottomarina che si ricollega alla tradizione verniana del Capitano Nemo: Il capitano Nemo e la città sommersa (1969).

La locandina del film

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FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 220: The amazing transparent man (1960)

Benritrovati sulle pagine della nostra rubrica sui film di fantascienza retrò del cinema occidentale ed orientale. Oggi parliamo di un film non proprio di alto livello,ma che si è ritagliato un suo spazio nell’affetto della generazione Drive In: The amazing transparent man (1960)

La locandina del film
La locandina del film

La sched(in)a

Titolo originale The Amazing Transparent Man

Lingua originale inglese

Paese di produzione Stati Uniti d’America

Anno 1960

Durata 57 min

Dati tecnici B/N

Genere fantascienza, spionaggio, noir

Regia Edgar G. Ulmer

Sceneggiatura Jack Lewis

Casa di produzione Miller Consolidated Pictures

Fotografia Meredith M. Nicholson

Montaggio Jack Ruggiero

Effetti speciali Roger George

Musiche Darrell Calker

Scenografia Ernst Fegté

Trucco Jack P. Pierce

Da sinistra: Douglas Kennedy, Ivan Triesault e James Griffith
Da sinistra: Douglas Kennedy, Ivan Triesault e James Griffith

Il cast

Marguerite Chapman: Laura Matson

James Griffith: maggiore Paul Krenner

Douglas Kennedy: Joey Faust Boyd ‘Red’ Morgan (come Red Morgan): Julian

Ivan Triesault: dottor Peter Ulof

Patrick Cranshaw: guardia di sicurezza

Cormel Daniel: Maria Ulof

Edward Erwin: Drake

Norman Smith: guardia di sicurezza

Jonathan Ledford: Smith

Kevin Kelly: donna

Dennis Adams: poliziotto

Stacy Morgan: poliziotto

Locandina dell'edizione in DVD
Locandina dell’edizione in DVD

Un po’ di storia

Krenner, gangster al soldo di una nazione straniera, fa evadere dalla prigione Joe Faust, noto scassinatore, e gli chiede in cambio di rubare da una base militare campioni di materiale radioattivo necessari agli esperimenti del dottor Ulof, che la spia/gangster tiene prigioniero in una fattoria trasformata in laboratorio. Krenner ricatta lo scienziato, minacciandone la figlia, per sfruttare una sua invenzione al fine di costruire un esercito invisibile. Lo scassinatore inizialmente si rifiuta, ma poi minacciato di morte, accetta di collaborare, anche perché Krenner gli spiega che potrà portare a termine la rapina senza problemi sottoponendosi (come cavia) ad un raggio inventato da Ulof che rende invisibili. L’impresa ha luogo senza che la polizia abbia sospetti su di loro. Dopo avere saldato il suo “debito”, Faust, in combutta con Laura Matson, una delle assistenti di Krenner, pensa di servirsi ancora della sua condizione di uomo invisibile per scassinare una banca. Tra il materiale trafugato, però, c’è l’elemento X13, sostanza che annulla temporaneamente gli effetti della invisibilità; così, proprio nel bel mezzo della rapina, Faust si materializza davanti ai poliziotti ed è costretto a fuggire e chiedere aiuto al solito dottor Ulof. Questi accetta di soccorrere il bandito a patto che lo liberi da Krenner. Faust accetta di uccidere Krenner e porta all’esterno lui e la figlia. Quando però rientra er portar via la sua complice, Kenner, che nel frattempo si è liberato dalla stanza in cui era stator inchiuso per favorire la fuga, spara ucciendo Laura. Ne nasce un confronto nel laboratorio dellos cienziato, ma nello scontro che segue entrambi trovano la morte per un’accidentale manomissione dei congegni del raggio che provoca l’esplosione del laboratorio. Quando la polizia arriva sul posto, Ulof, riuscito ad allontanarsi dall’edificio prima dell’esplosione, non fa parola delle sue scoperte.

Analisi

Se non ci fosse l’elemento dell’invisibilità, sia come tecnica di narrazione che come trama il film non si diversificherebbe molto dai contemporanei lungometraggi noir. Personaggi tagliati con l’accetta, duri e senza rimorsi, donne fatali, ragazze innocenti e uno scontro finale, un redde rationem che è cifra stilistica del nero americano. In tutto questo, l’elemento fantascientifico è poco più che un espediente e tale rimane, tanto che il film è ben lontano sia dalla saga dell’Uomo invisibile latamente ispirata a Wells, sia da successive rielaborazioni del tema, come Omicidio in 4D. la regia è attenta e ferma, gli attori rispettano gli schemi e i topoi del genere. Effetti speciali praticamente inesistenti.

Recensioni

“opera minore di Ulmer, regista comunque inventivo e generoso. Se non fosse per il raggio invisibile e i fantasiosi elementi radioattivi la storia non si distinguerebbe molto dai noir americani degli anni ’50, con i due antagonisti malavitosi, la ragazza sincera (la figlia dello scienziato) e la donna del gangster indecisa tra i due” [Fantafilm]

Curiosità

Voto

voto 2 di 5 (Poco interessante, più vicino al nero americano alla Hammett, si fa per dire vicino, che non alla fantascienza alla Wells)

Il poster del film
Il poster del film

multimedia

Il trailer (in inglese)

Il film in lingua originale

https://archive.org/details/The_Amazing_Transparent_Man

recensione (in inglese) del film

Link esterni

La scheda di The amazing transparent man (1960) da Wikipedia

La scheda di The amazing transparent man (1960) da IMDB.com

La scheda di The amazing transparent man (1960) da Fantafilm

FUTUROPASSATO – RASSEGNA DI CINEMA DI FANTASCIENZA DELL’ETA’ DELL’ORO PUNTATA 219: The Giant Gila Monster (1959)

Ben ritrovati.

Ancora una volta, a parlare di film di fantascienza dei tempi che furono. Navigando fra anni ’50 e anni ’80 del XX secolo, abbiamo recuperato un vecchio film in bianco e nero di mostri giganti. Dopo la mantide e il ragno, tocca subire un processo di ingrandimnto ad una povera lucertola che, non si sa perché, diventa il terrimbile mostro di Gila: The Giant Gila Monster (1959).

Locandina originale
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