Feriae romanae puntata 27: I FURRINALIA

Ben ritrovati.

Prima puntata del mese di agosto dedicata ad un recupero del mese di Luglio, troppo ricco per contenere tutte le festività. Questa puntata presenta, infatti, i Furrinalia, una festa celebrata il 25 luglio in onore della dea campestre Furrina.

La dea

Furrina, antica divinità italica legata alla vita dei campi e alla vegetazione, aveva un tempio a Roma, ed era servita dal Flamen Furrinalis, uno dei flamines minori.

Come riporta Varrone, era uno dei meno importanti e di oscura origine:

Volturnalem, Palatualem, Furinalem, Floralemque Falacrem et Pomonalem fecit hic idem, quae obscura sunt; eorum origo Volturnus, diva Palatua, Furrina, Flora, Falacer pater, Pomona.

De lingua latina, VII, 3

Alla dea era dedicato presso il tempio un bosco sacro sulla riva destra del Tevere. Il bosco, il cosiddetto Lucus Furrinae, era collocato più precisamente presso il pons Sublicius, alle falde del colle Ianiculum (Gianicolo), in cui, secondo la tradizione, fu ucciso (o secondo altre fonti si fece uccidere dal suo schiavo Filocrate) Gaio Gracco.

L’area, situata in corrispondenza dell’attuale parco di Villa Sciarra, occupava anche una fonte a lei dedicata. Cicerone considera, non si sa bene perché, la dea come una delle Furie, probabilmente in base della semplice assonanza del nome: …cur non Eumenides? Quae si deae sunt, quarum et Athenis fanum est et apud nos ut ego interpretor lucus Firnae, Furiae deae sunt…. (“perché non dovrebbero esserlo anche le Eumenidi? E se lo sono le Eumenidi, che in Atene hanno un tempio ad esse consacrato e qui da noi – per quanto io penso di poter ritenere – il bosco di Furina, sono Dee anche le Furie“, Cic., De natura deorum, III, 46)

In età imperiale, alcuni documenti epigrafici attestano che la dea cominciò ad essere nominata al plurale, come le Furie, e cioè Furrinae o nymphae Forrinae. Nel suo bosco sacro, inoltre, sono attestati anche altri culti di origine siriaca, che forse finirono per inglobare quello, più antico, di Furrina; tali culti sono attestati da un’iscrizione in onore di Zeus Keraunios, una a Giove Eliopolitano e un rilievo di Atargatis con due leoni [in ordine, da un’iscrizione risalente alla seconda metà del II secolo (inscr. Gauckler, Sanctuaire Syrien du Janicule, 19), da un’iscrizione risalente all’epoca degli Antonini o dei Severi (Iovi optimo maximo Heliopolitano Augusto, genio Forinarum et cultoribus huus loci, CIL VI, 422) e da un’altra dedica a Giove Eliopolitano, databile agli anni 238-243].

Poco si sa della festa. Si è ipotizzata una processione che entrava nel suo bosco sacro dove il flamine tagliava eccezionalmente i suoi rami per donarli ai fedeli che seguivano la processione onde ornarne il tempio e le mense che si imbandivano per l’occasione.
Probabilmente le venivano sacrificati dei capretti neri e si mangiava e beveva fino al tramonto, poi, dentro casa, si compivano riti e scongiuri domestici atti ad allontanare il mondo dei morti.

Dal momento che Furrina era associata con l’acqua e che i Furrinalia seguivano i Lucaria (festa dei boschi), tenuti dal 19 al 21 luglio ed i Neptunalia del 23 luglio, è stato ipotizzato che tutte e tre le festività servissero a scongiurare la siccità, male endemico dell’agricoltura antica e non.

Dumézil giunse alla conclusione che la dea sarebbe stata la patrona delle acque sotterranee e dei pozzi utilizzati per il loro sfruttamento. La dea sarebbe poi caduta nell’oblìo a causa del potenziamento della figura divina di Nettuno, divenuto in età storica il patrono di tutte le acque, sia quelle di superficie che di quelle profonde.

In una sua lettera al fratello Quinto, Cicerone afferma che Furrina aveva un santuario anche presso Arpino:

ab eo ponticulo qui est ad Furinae, Satricum versus

Cic., Familiares, ad Quintum fratrem

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